crosmaglio livs eghènSunday 07 February 2010 - 16:38:40
Cola cielo.
Se potesse piovere dentro al tram, la realtà sarebbe più attendibile. Come fai a credere nelle cose? Come è possibile che l'umido gelido che si tramanda di sensazione in sensazione sia sparso nell'aria asciutta del vagone in cui risuonano ferro e campanelli cupi? Che contiene urti come una bocca masticando, mentre da fuori è una veloce ottusità arancione lanciata a penetrare il sipario di pioggia fitta?
Sto seduto e non leggo e non ascolto musica. Intontito nella testa compressa dalla giornata, aleggio. La ragazza di fronte a me mi guarda assente. O forse no, forse sta cercando qualcosa, non lo so. Ho l'impressione che si stia lasciando assuefare alla mia figura. Non ci sono reazioni dentro di me, comunque, se non una sepoltissima curiosità che apparterrebbe a qualcun altro, qualche me meno stanco. Poi, senza un momento, la ragazza chiude gli occhi lentamente, così lentamente che mi sembra stia assaporando una pace di cui è grata. E invece no; invece ha raggiunto la soglia in cui si rompe la tristezza e sgorga improvviso il pianto.
Le lacrime, come fanno le lacrime, si servono di lei.
Rimango sbigottito, non so che dire, non so se qualcosa occorra fare. Ma è lei a parlarmi. “Scusa”, bisbiglia piangendo con pudore, “ma ti accarezzi l'orecchino come faceva il mio ex”.
Apro la bocca, ma non riesco ad uscire.
La ragazza si alza, il viso ceduto al tormento che si avvita senza sollievo. Il tram è fermo, le porte sbuffano, lei non c'è più.
La fermata successiva è la mia. Mentre calo lungo i tre gradini, mi sento addosso gli occhi duri delle altre ragazze, invidiose del suo dolore. Un tram gremito, quando aspetta alla fermata per spolparsi e rifare il carico di persone, sembra che abbia fastidio. O che sia nervoso, o che sia ferito. Non ho l'ombrello e piove male, come se si stesse spremendo una fatica. È dalle pozzanghere che mi accorgo della stranezza. È sera, ma nell'acqua a terra non vedo l'indistinto sporco della pioggia a quell'ora, con i riflessi indecifrabili delle luci nel guazzo. No, ci sono come dei batuffoli che galleggiano dentro, e delle lamine grigie simili a sassi di vetro molto sottile. Camminando protendo la mano a farmi toccare dalla pioggia. La consistenza è oleosa, e il colore è sporco ma puro, e ci sono proprio dei batuffoli, e i batuffoli non mi sembrano altro che ciò che, per quanto paia incredibile, sono: piccoli e irregolari fiocchi di nuvola. Perché non sta piovendo. Sta colando a terra tutto il cielo.
Sto seduto e non leggo e non ascolto musica. Intontito nella testa compressa dalla giornata, aleggio. La ragazza di fronte a me mi guarda assente. O forse no, forse sta cercando qualcosa, non lo so. Ho l'impressione che si stia lasciando assuefare alla mia figura. Non ci sono reazioni dentro di me, comunque, se non una sepoltissima curiosità che apparterrebbe a qualcun altro, qualche me meno stanco. Poi, senza un momento, la ragazza chiude gli occhi lentamente, così lentamente che mi sembra stia assaporando una pace di cui è grata. E invece no; invece ha raggiunto la soglia in cui si rompe la tristezza e sgorga improvviso il pianto.
Le lacrime, come fanno le lacrime, si servono di lei.
Rimango sbigottito, non so che dire, non so se qualcosa occorra fare. Ma è lei a parlarmi. “Scusa”, bisbiglia piangendo con pudore, “ma ti accarezzi l'orecchino come faceva il mio ex”.
Apro la bocca, ma non riesco ad uscire.
La ragazza si alza, il viso ceduto al tormento che si avvita senza sollievo. Il tram è fermo, le porte sbuffano, lei non c'è più.
La fermata successiva è la mia. Mentre calo lungo i tre gradini, mi sento addosso gli occhi duri delle altre ragazze, invidiose del suo dolore. Un tram gremito, quando aspetta alla fermata per spolparsi e rifare il carico di persone, sembra che abbia fastidio. O che sia nervoso, o che sia ferito. Non ho l'ombrello e piove male, come se si stesse spremendo una fatica. È dalle pozzanghere che mi accorgo della stranezza. È sera, ma nell'acqua a terra non vedo l'indistinto sporco della pioggia a quell'ora, con i riflessi indecifrabili delle luci nel guazzo. No, ci sono come dei batuffoli che galleggiano dentro, e delle lamine grigie simili a sassi di vetro molto sottile. Camminando protendo la mano a farmi toccare dalla pioggia. La consistenza è oleosa, e il colore è sporco ma puro, e ci sono proprio dei batuffoli, e i batuffoli non mi sembrano altro che ciò che, per quanto paia incredibile, sono: piccoli e irregolari fiocchi di nuvola. Perché non sta piovendo. Sta colando a terra tutto il cielo.
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